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Nuovi reati 231 contro l’UE: cosa cambia per le imprese [Aggiornato 2026]

Negli ultimi aggiornamenti normativi sono stati introdotti nuovi reati 231 contro l’’Unione Europea. Si tratta di interventi che ampliano il catalogo dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001 e che possono incidere direttamente sulla responsabilità delle imprese, in particolare quando sono coinvolti fondi pubblici o finanziamenti europei.


Io sono l’Avv. Penalista Giulio Cristofori, specializzato in Diritto Penale dell’Impresa. In questo articolo vediamo quali sono i nuovi reati 231 introdotti, quando può scattare la responsabilità dell’ente e perché è fondamentale verificare se il Modello 231 adottato dall’azienda sia ancora adeguato rispetto alle recenti modifiche normative.



Indice dei contenuti



Nuovi reati 231: il contesto normativo 

Chi si occupa di Modello 231 sa che il catalogo dei reati presupposto non è mai rimasto fermo. Nel tempo il legislatore lo ha ampliato più volte, includendo nuove fattispecie per adattare il sistema della responsabilità degli enti ai cambiamenti dell’economia e ai nuovi rischi che coinvolgono le imprese.


Per le aziende significa che alcune condotte che prima non rientravano nel perimetro della responsabilità 231, oggi possono invece far scattare la responsabilità dell’ente. 


Le organizzazioni devono quindi porsi una domanda fondamentale: il Modello 231 adottato dall’azienda è ancora adeguato rispetto a questi nuovi rischi?




Cosa si intende per “reato presupposto” nel Decreto 231

Nel sistema previsto dal D.Lgs. 231/2001 un’impresa può essere chiamata a rispondere quando una persona fisica (ad esempio un amministratore, un dirigente o un dipendentecommette uno specifico reato presupposto nell’interesse o a vantaggio dell’ente.


👉 ATTENZIONE: la responsabilità dell’azienda riguarda solo i reati espressamente indicati nella normativa.


Questo è il motivo per cui ogni aggiornamento normativo ha un impatto diretto sulle imprese. Quando vengono introdotti nuovi reati nel catalogo 231, il perimetro dei rischi per l’azienda si amplia e diventa necessario verificare se il Modello organizzativo 231 adottato sia ancora adeguato.


Se il modello non tiene conto dei nuovi rischi, infatti, può perdere la sua efficacia preventiva e la sua funzione di tutela per l’ente.



Nuovi reati 231 contro l’Unione Europea


Violazione delle misure restrittive dell’UE (art. 275-bis c.p.)

Casi in cui vengono messi a disposizione fondi, beni o servizi a favore di soggetti sottoposti a sanzioni europee, oppure quando si realizzano operazioni commerciali che violano i divieti previsti dalle misure restrittive dell’UE.


Facciamo un esempio.

Trasferimenti di beni o rapporti commerciali che consentono, anche indirettamente, di aggirare i blocchi o i congelamenti previsti dalle sanzioni internazionali.


Se una simile operazione viene effettuata nell’ambito dell’attività aziendale e produce un vantaggio per l’impresa, il rischio non riguarda solo la responsabilità della persona fisica coinvolta, ma può essere chiamata a rispondere anche la società.



Omessa comunicazione di beni soggetti a sanzioni (art. 275-ter c.p.)

In questo caso il reato consiste in un’omissione. La normativa impone infatti l’obbligo di segnalare la presenza di fondi o beni che rientrano nelle misure restrittive previste dall’UE.


Dal punto di vista delle imprese, il tema si lega soprattutto ai sistemi di controllo interno. L’assenza di procedure chiare o di verifiche adeguate può esporre l’azienda a rischi anche sotto il profilo della responsabilità 231.



Operazioni non autorizzate su beni soggetti a sanzioni (art. 275-quater c.p.)

La norma prende in considerazione anche i casi in cui vengono svolte operazioni o servizi in violazione delle condizioni previste da un’autorizzazione rilasciata nell’ambito delle sanzioni UE. Si tratta di situazioni che possono riguardare soprattutto imprese che operano in contesti internazionali o in settori soggetti a particolari regole autorizzative.


Anche in questo caso, se la condotta è collegata all’attività aziendale e comporta un vantaggio per l’impresa, può configurarsi la responsabilità prevista dal D.Lgs. 231/2001.



Violazione per colpa grave delle sanzioni UE (art. 275-quinquies c.p.)

Infine, la normativa introduce anche un’ipotesi di violazione per colpa grave delle sanzioni europee, in particolare con riferimento ai beni militari o ai cosiddetti beni “a duplice uso”. Il problema può nascere anche da errori organizzativi rilevanti o da controlli interni inadeguati.


Ecco perché in questo caso (come negli altri sopra citati) il Modello 231 diventa uno strumento fondamentale: un sistema di procedure e controlli ben costruito dovrebbe essere in grado di prevenire operazioni che potrebbero esporre l’impresa a questo tipo di rischio.



Tabella riassuntiva dei nuovi reati 231 contro l’UE


Articolo c.p.

Condotta vietata

Tipo di violazione

Pena per la persona fisica

Possibile impatto per le imprese

Art. 275-bis c.p.

Mettere a disposizione fondi, beni o servizi a soggetti sottoposti a sanzioni UE oppure effettuare operazioni economiche in violazione delle misure restrittive europee

Dolosa

Reclusione 2-6 anni + multa €25.000 - €250.000

Rischi di responsabilità per l’ente se l’operazione è realizzata nell’interesse o a vantaggio dell’impresa

Art. 275-ter c.p.

Omettere la comunicazione alle autorità di fondi, beni o risorse economiche soggette a sanzioni UE

Dolosa omissiva

Reclusione 6 mesi - 2 anni + multa €15.000 - €50.000

Rischio di violazioni legate agli obblighi informativi e ai sistemi di controllo aziendale

Art. 275-quater c.p.

Effettuare operazioni o servizi in violazione delle condizioni previste da autorizzazioni rilasciate nell’ambito delle sanzioni UE

Dolosa

Reclusione 2-5 anni + multa €25.000 - €150.000

Possibili responsabilità legate alla gestione dei rapporti commerciali internazionali

Art. 275-quinquies c.p.

Violazione per colpa grave delle sanzioni UE su beni militari o a duplice uso

Colposa grave

Reclusione 6 mesi - 3 anni + multa €15.000 - €90.000

Rischio legato a errori organizzativi o carenze nei sistemi di compliance


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Quando i nuovi reati 231 possono coinvolgere anche la responsabilità dell’impresa

Nel sistema del D.Lgs. 231/2001 l’impresa non risponde automaticamente quando viene commesso uno dei reati previsti dal catalogo normativo. Perché si attivi la responsabilità dell’ente devono essere presenti alcune condizioni precise.


In sintesi, il coinvolgimento dell’azienda può emergere quando:


  • Il reato è commesso nell’interesse o a vantaggio dell’impresa. Non basta che un illecito avvenga all’interno dell’azienda. Deve esserci un collegamento con l’attività societaria o con un possibile beneficio per l’impresa; 

  • La condotta è legata a decisioni o attività aziendali. Ad esempio operazioni commerciali, rapporti con controparti estere o gestione di transazioni che rientrano nell’operatività dell’azienda; 

  • Il fatto è commesso da soggetti apicali o da persone sottoposte alla loro direzione. Amministratori, dirigenti, dipendenti o collaboratori possono far emergere la responsabilità dell’ente se agiscono nell’ambito dell’attività aziendale; 

  • Mancano controlli organizzativi adeguati. Se l’azienda non ha procedure chiare o sistemi di verifica sui rischi collegati alla propria attività, aumenta la possibilità che il reato produca conseguenze anche per l’ente.

  • Il Modello 231 non è aggiornato rispetto ai nuovi rischi normativi. Quando il catalogo dei reati si amplia, anche il perimetro dei rischi per l’impresa cambia. Se il modello non viene aggiornato, la sua funzione preventiva può venire meno.




Nuovi reati 231: perché è importante intervenire per tempo

Quando vengono introdotti nuovi reati 231, cambia anche il perimetro dei rischi per le imprese. Per molte aziende il punto critico rimane la capacità di dimostrare di aver adottato strumenti organizzativi adeguati per prevenirlo. È proprio questa la funzione del Modello 231: individuare i rischi, definire procedure chiare e costruire un sistema di controlli coerente con l’attività dell’impresa.


Un controllo tempestivo consente non solo di ridurre il rischio di responsabilità per l’ente, ma anche di rafforzare l’affidabilità dei sistemi di compliance aziendale.


Come Avv. Penalista offro consulenza specializzata nella predisposizione e nell’adozione del Modello Organizzativo 231, attraverso un’analisi concreta delle caratteristiche dell’impresa e dei rischi specifici connessi all’attività svolta. Contattami subito. 


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