Reati ambientali e Modello 231: cosa cambia con la riforma e quali rischi per le imprese
- Avv. Giulio Cristofori

- 15 apr
- Tempo di lettura: 6 min
Negli ultimi anni, i reati ambientali hanno assunto un rilievo crescente anche sotto il profilo della responsabilità degli enti. Le recenti modifiche normative, che incidono sul sistema del D.Lgs. 231/2001, hanno ampliato il perimetro dei rischi per le imprese e rafforzato il quadro sanzionatorio.
Io sono l’Avv. Giulio Cristofori, specializzato in Diritto Penale dell’Impresa. In questo articolo esaminiamo le principali novità introdotte, il loro impatto sul Modello 231 e le situazioni in cui può emergere la responsabilità dell’ente.
Indice dei contenuti
Quali sono i principali reati ambientali rilevanti per le imprese
Nel sistema del D.Lgs. 231/2001, non tutti i reati ambientali assumono rilievo allo stesso modo. Il riferimento è alle fattispecie che possono essere commesse nell’ambito dell’attività d’impresa e che rientrano nel catalogo dei reati presupposto.
Tra le principali ipotesi rilevanti, si segnalano:
gestione non autorizzata di rifiuti;
attività di raccolta, trasporto o smaltimento svolte in violazione della normativa;
inquinamento ambientale e disastro ambientale;
violazioni in materia di scarichi e emissioni;
spedizioni transfrontaliere illecite di rifiuti.
Si tratta di fattispecie che, nella pratica, possono emergere anche nello svolgimento di attività ordinarie, soprattutto quando mancano controlli adeguati o una gestione strutturata dei processi.
Reati ambientali: perché oggi sono un rischio concreto per le imprese
Nel contesto attuale, i reati ambientali non riguardano più soltanto attività ad alto impatto o settori specifici. La loro rilevanza si estende a un numero sempre maggiore di imprese, anche in presenza di attività operative ordinarie.
Questo avviene per due ragioni principali.
1. Da un lato, l’evoluzione normativa ha progressivamente ampliato le fattispecie rilevanti, includendo condotte che in passato erano considerate di minore gravità.
2. Dall’altro, è aumentata l’attenzione sul piano dei controlli, con una maggiore incisività degli accertamenti.
Ne deriva che il rischio non è più legato esclusivamente a comportamenti intenzionali, ma può emergere anche in presenza di:
carenze organizzative;
errori nella gestione operativa;
mancato rispetto di procedure interne.
In questo scenario, il tema dei reati ambientali assume una dimensione concreta per le imprese, soprattutto in relazione alla possibilità che tali condotte rilevino anche ai fini della responsabilità ex D.Lgs. 231/2001.
Riforma reati ambientali: cosa è cambiato con il D.L. 116/2025
Con il D.L. 116/2025, il legislatore è intervenuto su più fronti, incidendo sia sulla tipologia delle condotte rilevanti sia sul trattamento sanzionatorio. In particolare:
alcune condotte sono state ricondotte a fattispecie più gravi;
è stato ampliato il perimetro dei comportamenti penalmente rilevanti;
è stato rafforzato il sistema delle sanzioni.
Quindi, attività che in precedenza potevano essere considerate marginali o gestite in ambito amministrativo possono oggi assumere rilievo penale, con conseguenze anche per l’ente.
Di conseguenza, aumenta la necessità di una gestione più rigorosa delle attività che presentano profili ambientali, anche quando si tratta di operazioni apparentemente ordinarie.
Reati ambientali e 231: quando risponde l’impresa
Quando si parla di reati ambientali nel sistema 231, il punto non è solo il reato in sé, ma come è organizzata l’azienda. La responsabilità dell’impresa non scatta automaticamente, ma serve un collegamento con l’attività aziendale e, soprattutto, una valutazione su come l’azienda ha gestito quel rischio.
In concreto, il problema si pone quando:
il fatto avviene nell’ambito dell’attività dell’impresa;
chi lo commette opera per conto dell’azienda;
mancano controlli adeguati o procedure chiare.
È qui che entra in gioco il Modello 231.
👉 Se il modello è solo formale, non aggiornato o non applicato nella pratica, diventa difficile sostenere che l’azienda abbia fatto il possibile per prevenire quel tipo di condotta.
Al contrario, quando esiste un sistema organizzativo serio (con controlli effettivi e procedure concrete) cambia completamente la prospettiva. In altre parole, nei reati ambientali la domanda non è solo “cosa è successo”, ma anche se l’azienda era davvero in grado di evitarlo.
Nuovi reati ambientali: cosa entra nel perimetro 231
Con gli interventi normativi più recenti, il cambiamento non riguarda solo l’introduzione di nuove fattispecie, ma soprattutto l’estensione del rischio per le imprese.
In concreto, entrano nel perimetro di attenzione situazioni che, nella pratica operativa, sono tutt’altro che rare:
gestione non corretta dei rifiuti;
irregolarità nella tracciabilità;
utilizzo di fornitori non adeguatamente verificati;
violazioni nelle attività di trasporto o smaltimento.
Il punto è che molte di queste condotte non nascono da scelte intenzionali, ma da criticità organizzative.
Facciamo qualche esempio.
Pensiamo a procedure non aggiornate, mancanza di controlli sui flussi, assenza di verifiche sui soggetti coinvolti.
Con l’ampliamento delle fattispecie rilevanti, aumenta la probabilità che queste situazioni assumano rilievo anche ai fini della responsabilità dell’ente. Per questo motivo, il tema non è solo conoscere i reati, ma capire dove possono nascere all’interno dell’attività aziendale.

Il vero problema non è il reato, ma l’organizzazione
Nella prassi applicativa, i reati ambientali difficilmente si esauriscono in condotte isolate o meramente episodiche. Più frequentemente, essi si inseriscono in contesti organizzativi caratterizzati da criticità strutturali. Il profilo centrale è quindi l’assetto organizzativo dell’impresa.
In particolare, il rischio tende a emergere in presenza di:
procedure non aggiornate rispetto al quadro normativo;
distribuzione poco chiara delle responsabilità interne;
sistemi di controllo formalmente esistenti, ma non effettivamente attuati;
carenze nelle attività di verifica sui soggetti esterni coinvolti.
In tali situazioni, anche attività ordinarie possono assumere rilievo sotto il profilo penale.
👉 ATTENZIONE: ciò che rileva nel sistema del D.Lgs. 231/2001 è la capacità dell’ente di prevenire il rischio attraverso un’organizzazione adeguata. Ne consegue che la valutazione non si concentra esclusivamente sul fatto verificatosi, ma si estende alla verifica dell’idoneità e dell’effettiva attuazione dei presidi organizzativi. In altri termini, nei reati ambientali il punto non è soltanto accertare cosa sia accaduto, ma se l’impresa fosse strutturata in modo tale da prevenire efficacemente quella condotta.
Reati ambientali e Modello 231: perché è necessario intervenire
Nel contesto attuale, i reati ambientali rappresentano un rischio concreto per le imprese, soprattutto in relazione alla responsabilità ex D.Lgs. 231/2001. Il punto non è solo rispettare la normativa, ma verificare che l’organizzazione sia effettivamente in grado di prevenire queste situazioni.
▶ Un Modello 231 non aggiornato o solo formale espone l’ente a responsabilità anche in presenza di criticità operative.
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Domande frequenti
Quali sono i reati ambientali?
I reati ambientali comprendono condotte che violano la normativa a tutela dell’ambiente, come la gestione illecita dei rifiuti, l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale e le violazioni in materia di scarichi ed emissioni.
Cosa rientra tra i reati ambientali?
Rientrano tra i reati ambientali tutte le attività che causano o possono causare danni all’ambiente, tra cui smaltimento non autorizzato di rifiuti, sversamenti, emissioni fuori limite e gestione irregolare di sostanze inquinanti.
Quali sono i reati ambientali 231?
Sono i reati ambientali che rilevano ai fini della responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, richiamati dall’art. 25-undecies, come la gestione illecita dei rifiuti, l’inquinamento ambientale e altre violazioni connesse all’attività d’impresa.
Chi si occupa di reati ambientali?
I reati ambientali sono trattati dall’autorità giudiziaria penale, con il supporto di organi di controllo come ARPA, Carabinieri Forestali e altri enti competenti in materia ambientale.
In quale codice sono inseriti i reati ambientali?
I reati ambientali sono previsti sia nel Codice Penale (per le fattispecie più gravi) sia nel D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), che disciplina molte violazioni di settore.
Dove denunciare reati ambientali?
È possibile presentare denuncia presso le forze dell’ordine, come Carabinieri, Polizia o Carabinieri Forestali, oppure rivolgersi direttamente alla Procura della Repubblica competente.



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