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Reati alimentari: cosa cambia con la riforma 2026 e quali obblighi per le imprese

I reati alimentari sono entrati in una nuova fase. La Legge n. 75/2026 ha ampliato il sistema di tutela penale della filiera agroalimentare, introducendo nuove fattispecie di reato e inserendo questo ambito tra quelli che possono determinare la responsabilità dell'ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001.


L'impatto della riforma va oltre il piano sanzionatorio. Le imprese sono chiamate a valutare se i propri processi interni, le procedure di controllo e il Modello 231 siano realmente adeguati rispetto ai nuovi profili di rischio. Una verifica che interessa l'intera organizzazione aziendale e che coinvolge la governance, la gestione della filiera e i sistemi di prevenzione.


Io sono l’Avv. Penalista Giulio Cristofori e conoscere le modifiche introdotte dalla riforma significa comprendere come cambia la gestione del rischio penale nel settore agroalimentare. Le nuove disposizioni incidono sulle responsabilità dell'impresa e rendono ancora più centrale il ruolo della compliance nella tutela dell'attività aziendale.



Indice dei contenuti



Cosa si intende per reati alimentari e perché riguardano le imprese

I reati alimentari comprendono tutte quelle condotte che mettono a rischio la sicurezza degli alimenti, alterano la qualità dei prodotti o ingannano il consumatore. La loro disciplina tutela interessi fondamentali come la salute pubblica, la trasparenza del mercato e la concorrenza tra le imprese.


Con la Legge n. 75/2026, il legislatore ha aggiornato questo sistema di tutela, introducendo nuove fattispecie di reato e ampliando la responsabilità delle imprese attraverso le modifiche al D.Lgs. 231/2001.


La riforma interessa direttamente le aziende perché sposta l'attenzione anche sul modo in cui sono organizzate. Procedure interne, controlli, tracciabilità, formazione del personale e gestione dei fornitori diventano elementi che possono assumere rilievo nella valutazione della responsabilità dell'ente. La prevenzione del rischio penale entra così tra le scelte strategiche di governance e rende ancora più importante disporre di un Modello 231 aggiornato ed efficace.



Riforma dei reati alimentari: un cambio di paradigma

La Legge n. 75/2026 segna un'evoluzione significativa nella tutela penale del settore agroalimentare. Il legislatore ha scelto di rafforzare gli strumenti di contrasto alle condotte che compromettono la sicurezza degli alimenti, la correttezza del mercato e la fiducia dei consumatori, riconoscendo che la complessità della filiera richiede un sistema di responsabilità più incisivo.


La riforma assume particolare rilievo per le imprese perché amplia il catalogo dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001. La gestione del rischio penale entra così a pieno titolo tra le responsabilità della governance aziendale. L'attenzione si sposta dall'episodio illecito all'organizzazione che avrebbe dovuto prevenirlo, valutando se l'ente abbia adottato procedure, controlli e modelli organizzativi realmente adeguati.


È questo il passaggio che merita maggiore attenzione: la disciplina dei reati alimentari diventa uno strumento attraverso cui il legislatore misura anche l'affidabilità dell'organizzazione aziendale. Le scelte adottate in materia di controlli interni, tracciabilità, formazione del personale e gestione della filiera assumono un peso che va oltre la conformità normativa, entrando nella valutazione complessiva del sistema di prevenzione predisposto dall'impresa.




La Legge n. 75/2026 amplia la responsabilità delle imprese

La Legge n. 75/2026 rafforza la tutela penale del settore agroalimentare attraverso una revisione della disciplina dei reati alimentari e un ampliamento dei casi in cui può trovare applicazione la responsabilità degli enti prevista dal D.Lgs. 231/2001.


Tra le principali novità introdotte dalla riforma rientrano:


  • l'introduzione di nuove fattispecie di reato a tutela della filiera agroalimentare;

  • la revisione di alcune disposizioni già esistenti, con un sistema sanzionatorio più incisivo;

  • l'estensione del catalogo dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001, che può comportare la responsabilità dell'impresa quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge.


Per molte aziende, l'effetto più rilevante riguarda proprio quest'ultimo aspetto. La verifica non si concentra esclusivamente sulla condotta contestata, ma può estendersi all'organizzazione dell'ente e alla capacità di prevenire il rischio attraverso procedure, controlli e modelli di gestione adeguati.



riforma reati alimentari e obblighi per le imprese 231


Responsabilità degli enti e Modello 231: cosa cambia per le imprese

La Legge n. 75/2026 introduce una novità destinata ad avere un impatto concreto sulle imprese del settore agroalimentare. La riforma estende infatti la responsabilità degli enti prevista dal D.Lgs. 231/2001 ad alcune delle nuove fattispecie penali, riconoscendo che le frodi più gravi possono essere il risultato di carenze organizzative e di controllo all'interno dell'azienda.


In particolare, la responsabilità dell'ente può trovare applicazione nei casi di agropirateria previsti dall'art. 517-octies, comma 4, del Codice penale, quando ricorrono i presupposti stabiliti dal D.Lgs. 231/2001. L'attenzione, quindi, non si concentra soltanto sulla condotta della persona fisica, ma anche sulla capacità dell'impresa di prevenire comportamenti illeciti attraverso un'organizzazione adeguata.


Le conseguenze possono essere rilevanti. Oltre alle sanzioni pecuniarie, il D.Lgs. 231/2001 prevede misure interdittive che, nei casi più gravi, possono incidere sulla continuità dell'attività aziendale, limitando ad esempio la possibilità di contrattare con la Pubblica Amministrazione, ottenere autorizzazioni o proseguire determinate attività.


Aspetto

Cosa cambia con la Legge n. 75/2026

Responsabilità dell'ente

La responsabilità prevista dal D.Lgs. 231/2001 viene estesa anche alle ipotesi di agropirateria disciplinate dall'art. 517-octies, comma 4 c.p., quando ricorrono i presupposti di legge

Gestione del rischio

Le imprese sono chiamate a verificare se i propri sistemi di controllo siano adeguati rispetto ai nuovi profili di rischio introdotti dalla riforma

Modello 231

Può rendersi necessario riesaminare la mappatura dei rischi e i protocolli di prevenzione per verificare che siano coerenti con il nuovo quadro normativo

Governance aziendale

La prevenzione dei reati alimentari coinvolge direttamente le scelte organizzative, la gestione della filiera, la formazione del personale e i controlli interni


In questo contesto, il Modello 231 assume un'importanza ancora maggiore. La sua efficacia dipende dalla capacità di rappresentare fedelmente l'organizzazione aziendale, individuare le aree maggiormente esposte al rischio e definire procedure realmente applicabili nella gestione quotidiana dell'impresa.


NB: l'entrata in vigore della riforma non comporta un obbligo automatico di aggiornare il Modello 231. Rappresenta, però, un momento in cui è opportuno verificare se la mappatura dei rischi, i protocolli di controllo e le procedure aziendali siano ancora adeguati rispetto alle attività svolte e ai nuovi profili di responsabilità introdotti dal legislatore.



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Se la tua azienda opera nel settore agroalimentare, una verifica del Modello 231 e dei sistemi di controllo può aiutare a individuare eventuali criticità.


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I principali reati alimentari introdotti dalla Legge n. 75/2026

Fattispecie

Cosa prevede

Perché è rilevante per le imprese

Frode alimentare (art. 517-sexies c.p.)

Punisce la commercializzazione di alimenti, acque o bevande non genuini oppure sostanzialmente difformi, per origine, provenienza, qualità o quantità, rispetto a quanto dichiarato.

Richiede controlli efficaci sulla qualità dei prodotti, sulla documentazione e sulla tracciabilità lungo la filiera.

Commercio di alimenti con segni mendaci (art. 517-septies c.p.)

Sanziona l'utilizzo di indicazioni o segni falsi o ingannevoli sull'origine, la provenienza, la qualità o la quantità degli alimenti, anche nelle vendite online.

Coinvolge etichettatura, comunicazione commerciale, packaging e informazioni diffuse attraverso canali digitali.

Circostanze aggravanti e pene accessorie (art. 517-octies c.p.)

Introduce aggravanti specifiche e consente l'applicazione di misure come la chiusura temporanea dello stabilimento nei casi di particolare gravità o recidiva.

Le conseguenze possono incidere direttamente sulla continuità operativa dell'impresa.

Tutela rafforzata delle DOP e IGP

La riforma rafforza la protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

Le imprese devono prestare particolare attenzione all'utilizzo corretto delle denominazioni protette e alla documentazione di filiera.


La riforma offre una chiave di lettura precisa. Le frodi alimentari vengono considerate sempre meno come episodi isolati e sempre più come rischi che possono svilupparsi lungo l'intera organizzazione aziendale. Produzione, acquisti, logistica, etichettatura, marketing e distribuzione diventano processi che contribuiscono alla prevenzione del rischio penale e che richiedono procedure di controllo coerenti con il nuovo quadro normativo.




Le imprese maggiormente coinvolte dalla riforma sui reati alimentari 

La riforma dei reati alimentari interessa tutte le imprese che, a diverso titolo, operano lungo la filiera agroalimentare. La responsabilità può infatti riguardare attività molto diverse tra loro, accomunate dalla gestione di prodotti destinati al consumo e dalla necessità di garantire sicurezza, qualità e correttezza delle informazioni.


L'attenzione riguarda in particolare le aziende che producono, trasformano, confezionano, importano, distribuiscono o commercializzano alimenti. Anche le imprese che gestiscono la logistica o svolgono attività di vendita online sono chiamate a verificare che i propri processi siano coerenti con il nuovo quadro normativo. Nel dettaglio: 


  • Produzione alimentare: qualità delle materie prime, sicurezza alimentare, controlli di processo; 

  • Trasformazione e confezionamento: procedure interne, tracciabilità, conformità dei prodotti; 

  • Distribuzione e logistica: conservazione, trasporto e gestione della filiera; 

  • Commercio e GDO: informazioni al consumatore, etichettatura, controlli sui fornitori; 

  • E-commerce alimentare: descrizione dei prodotti, origine, comunicazione commerciale e conformità delle informazioni. 



Come prepararsi alla riforma: le azioni che ogni impresa dovrebbe valutare

L'entrata in vigore della Legge n. 75/2026 rappresenta un momento utile per riesaminare il sistema di prevenzione adottato dall'impresa. L'obiettivo non consiste nell'introdurre nuovi adempimenti, ma nel verificare che l'organizzazione aziendale sia in grado di presidiare i rischi previsti dalla nuova disciplina.


Un percorso di verifica può comprendere:


  • l'aggiornamento della mappatura dei rischi aziendali;

  • la revisione del Modello 231, quando presente, alla luce delle modifiche normative;

  • la verifica delle procedure dedicate alla tracciabilità e ai controlli interni;

  • il riesame dei rapporti con fornitori, partner e operatori della filiera;

  • l'aggiornamento della formazione del personale coinvolto nei processi più esposti al rischio;

  • il coinvolgimento dell'Organismo di Vigilanza nelle attività di verifica e monitoraggio.



La prevenzione è il primo investimento per tutelare l'impresa

Ogni riforma rappresenta un'occasione per rivedere il modo in cui un'impresa gestisce il rischio penale. La Legge n. 75/2026 conferma questa esigenza e richiama le aziende a una maggiore attenzione verso organizzazione, controlli e compliance.


Nel mio lavoro affianco le imprese proprio in questo percorso: analizzo i profili di rischio, verifico l'adeguatezza del Modello 231 e individuo le soluzioni più efficaci per prevenire contestazioni e tutelare l'attività aziendale.



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Domande frequenti

La Legge n. 75/2026 obbliga tutte le imprese ad aggiornare il Modello 231?

No. La riforma non introduce un obbligo generalizzato di aggiornamento del Modello 231. Tuttavia, per le imprese che operano nella filiera agroalimentare, è opportuno verificare se le novità normative incidono sulla mappatura dei rischi, sui protocolli interni e sulle procedure di controllo già adottate.

La riforma riguarda tutte le imprese coinvolte nella filiera agroalimentare, comprese quelle che si occupano di produzione, trasformazione, confezionamento, importazione, distribuzione, vendita ed e-commerce di prodotti alimentari. L'impatto varia in base all'attività svolta e all'organizzazione aziendale.

La responsabilità dell'ente può configurarsi nei casi previsti dal D.Lgs. 231/2001, quando ricorrono i presupposti stabiliti dalla legge. Con la riforma dei reati alimentari, il legislatore ha esteso il catalogo dei reati presupposto anche a specifiche ipotesi di agropirateria, rendendo ancora più importante valutare l'adeguatezza del Modello 231 e dei sistemi di controllo interni.


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