Reati tributari 231: quali sono e quando risponde anche l’impresa
Quando viene commesso un reato tributario all’interno di una società, le conseguenze possono andare oltre la responsabilità penale della persona fisica che ha materialmente realizzato la condotta.
In presenza dei presupposti previsti dal D.Lgs. 231/2001, infatti, anche l’ente può essere chiamato a rispondere per determinati illeciti fiscali commessi nel suo interesse o a suo vantaggio. Il riferimento centrale è l’art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001, che individua i reati tributari capaci di generare una responsabilità dell’ente e le relative sanzioni.
Un chiarimento è importante anche alla luce delle recenti riforme fiscali: il nuovo Testo unico delle sanzioni tributarie amministrative e penali, introdotto con il D.Lgs. 173/2024, produrrà effetti dal 1° gennaio 2027. Fino ad allora, quindi, per i reati tributari continua a essere operativo il D.Lgs. 74/2000.
Io sono l’Avv. Penalista Giulio Cristofori e in questo articolo vediamo quali sono i reati tributari 231, quando può essere coinvolta la società e quali controlli dovrebbe prevedere un Modello 231 adeguato.
Indice dei contenuti
Cosa sono i reati tributari 231?
Con l’espressione reati tributari 231 si indicano quei reati fiscali che, oltre a comportare una responsabilità penale per la persona fisica che li commette, possono determinare anche una responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Questo significa che, ad esempio, una condotta posta in essere da un amministratore nell’interesse della società può avere due diversi livelli di conseguenze:
responsabilità penale della persona fisica;
responsabilità amministrativa dell’impresa ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Non tutti i reati tributari, però, rientrano automaticamente nel sistema 231. È necessario verificare se la specifica fattispecie è compresa tra quelle richiamate dal decreto e se ricorrono gli ulteriori presupposti richiesti per attribuire la responsabilità all’ente.
In quale articolo del D.Lgs. 231/2001 sono previsti i reati tributari?
I reati tributari sono disciplinati, nell’ambito della responsabilità degli enti, dall’art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001. La loro introduzione nel catalogo dei reati-presupposto è avvenuta con il D.L. 124/2019, convertito nella Legge 157/2019. Successivamente il catalogo è stato ampliato dal D.Lgs. 75/2020, emanato in attuazione della cosiddetta Direttiva PIF.
L’obiettivo è stato estendere la responsabilità dell’ente alle più significative condotte fraudolente in materia fiscale, affiancando alla responsabilità della persona fisica anche quella della società che abbia tratto interesse o vantaggio dal reato.
Quali sono i reati tributari inseriti nel catalogo 231?
L’art. 25-quinquiesdecies richiama diverse fattispecie previste dal D.Lgs. 74/2000. Tra i principali reati tributari 231 troviamo:
Reato | Riferimento normativo |
Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti | Art. 2 D.Lgs. 74/2000 |
Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici | Art. 3 D.Lgs. 74/2000 |
Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti | Art. 8 D.Lgs. 74/2000 |
Occultamento o distruzione di documenti contabili | Art. 10 D.Lgs. 74/2000 |
Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte | Art. 11 D.Lgs. 74/2000 |
Sono quindi comprese alcune delle condotte fiscali considerate più gravi, come l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, la falsificazione della rappresentazione contabile o la sottrazione fraudolenta di beni al pagamento delle imposte.
I reati tributari rilevanti nelle frodi IVA transfrontaliere
Il catalogo comprende inoltre:
dichiarazione infedele (art. 4);
omessa dichiarazione (art. 5);
indebita compensazione (art. 10-quater).
Per queste fattispecie, però, la responsabilità 231 opera soltanto in condizioni specifiche: devono essere commesse nell’ambito di sistemi fraudolenti transfrontalieri, finalizzati all’evasione IVA, dai quali consegua o possa conseguire un danno complessivo pari o superiore a 10 milioni di euro.
La distinzione è importante: non ogni dichiarazione infedele o omessa dichiarazione determina automaticamente una responsabilità dell’impresa ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Quando un reato tributario fa scattare la responsabilità dell’ente?
La semplice commissione di uno dei reati indicati dall’art. 25-quinquiesdecies non rende automaticamente responsabile la società. Il D.Lgs. 231/2001 richiede ulteriori condizioni.
In particolare, il reato deve essere commesso da una persona che ricopre una posizione apicale nell’organizzazione oppure da un soggetto sottoposto alla sua direzione o vigilanza e deve essere realizzato nell’interesse o a vantaggio dell’ente.
ATTENZIONE: interesse e vantaggio sono due criteri distinti.
Interesse → riguarda la finalità perseguita attraverso la condotta
Vantaggio → può essere valutato anche sulla base del beneficio concretamente ottenuto dalla società.
La Cassazione ha recentemente ribadito che questi criteri devono essere verificati concretamente rispetto al reato contestato.
Facciamo un esempio pratico.
Se un amministratore utilizza consapevolmente fatture relative a operazioni inesistenti con l’obiettivo di ridurre il carico fiscale della società, la condotta può assumere rilievo anche ai fini della responsabilità dell’ente. Diverso sarebbe il caso in cui il soggetto agisce esclusivamente per un interesse personale o di terzi, senza perseguire alcun interesse o vantaggio per la società.

Reati tributari e Modello 231: come si applicano in azienda?
L’ingresso dei reati tributari nel sistema 231 rende necessario valutare anche il rischio fiscale all’interno del Modello di organizzazione, gestione e controllo.
Un Modello 231 efficace non dovrebbe limitarsi a elencare i reati previsti dalla legge, ma deve individuare concretamente in quali processi aziendali potrebbero verificarsi condotte a rischio e quali controlli possono ridurne la probabilità.
Tra le aree da analizzare possono rientrare:
gestione del ciclo attivo e passivo;
emissione, ricezione e registrazione delle fatture;
selezione e verifica dei fornitori;
gestione della contabilità;
predisposizione delle dichiarazioni fiscali;
compensazione dei crediti tributari;
conservazione della documentazione contabile;
gestione dei pagamenti e degli adempimenti fiscali.
L’analisi deve quindi partire dalla realtà dell’impresa: dimensioni, organizzazione, flussi decisionali, deleghe e procedure effettivamente utilizzate.
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Quali sono le sanzioni 231 per i reati tributari?
Le conseguenze per l’ente possono essere significative. L’art. 25-quinquiesdecies stabilisce sanzioni pecuniarie differenziate in base al reato contestato.
In particolare:
fino a 500 quote per la dichiarazione fraudolenta mediante fatture false nella forma prevista dall’art. 2, comma 1;
fino a 400 quote per la fattispecie prevista dall’art. 2, comma 2-bis;
fino a 500 quote per la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici;
fino a 500 quote per l’emissione di fatture false nella forma prevista dall’art. 8, comma 1;
fino a 400 quote per la fattispecie prevista dall’art. 8, comma 2-bis;
fino a 400 quote per occultamento o distruzione di documenti contabili;
fino a 400 quote per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Per i reati commessi nelle specifiche frodi IVA transfrontaliere, la sanzione può arrivare:
a 300 quote per la dichiarazione infedele;
a 400 quote per l’omessa dichiarazione;
a 400 quote per l’indebita compensazione.
Se dal reato deriva per l’ente un profitto di rilevante entità, la sanzione pecuniaria viene aumentata di un terzo.
Le sanzioni interdittive
Oltre alla sanzione economica possono essere applicate alcune sanzioni interdittive previste dal D.Lgs. 231/2001, tra cui:
divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione;
esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi;
divieto di pubblicizzare beni o servizi.
La conseguenza per l’impresa può quindi andare ben oltre il semplice pagamento di una somma.
Reati tributari 231 e doppio binario sanzionatorio
Una delle particolarità della materia tributaria è la possibile sovrapposizione di più livelli di responsabilità. Lo stesso fatto può infatti produrre:
conseguenze tributarie e amministrative;
un procedimento penale nei confronti della persona fisica;
un procedimento nei confronti della società ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Facciamo un esempio.
Una contestazione relativa all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti può determinare un accertamento fiscale, un procedimento penale nei confronti dell’amministratore e, quando ne ricorrono i presupposti, anche una contestazione 231 alla società.
Per questo è importante analizzare fin dall’inizio le diverse posizioni coinvolte: quella dell’amministratore e quella dell’ente non coincidono necessariamente e richiedono valutazioni autonome.
Cosa deve verificare un’impresa per ridurre il rischio 231 tributario?
La prevenzione dei reati tributari richiede controlli costruiti sui processi reali dell’impresa. Tra gli aspetti da verificare rientrano in particolare:
Mappatura delle attività a rischio: individuare i processi nei quali possono verificarsi condotte fiscalmente rilevanti;
Deleghe e poteri autorizzativi: deve essere chiaro chi può assumere decisioni, autorizzare operazioni e approvare documenti contabili;
Controlli su fatture e fornitori: la società dovrebbe poter ricostruire l’effettività delle operazioni e verificare la coerenza della documentazione;
Tracciabilità delle operazioni: decisioni, controlli e autorizzazioni devono poter essere ricostruiti;
Flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza: l’OdV deve poter ricevere le informazioni necessarie per verificare il funzionamento del Modello;
Aggiornamento periodico del Modello: il sistema deve essere rivisto quando cambiano normativa, organizzazione aziendale o processi interni.
Cosa succede se viene contestato un reato tributario a un amministratore?
Quando un amministratore o un altro soggetto aziendale viene coinvolto in un procedimento per uno dei reati richiamati dall’art. 25-quinquiesdecies, è necessario verificare anche l’eventuale posizione della società. In particolare, occorre analizzare:
chi ha materialmente posto in essere la condotta;
quale ruolo ricopriva all’interno dell’impresa;
se il fatto è stato commesso nell’interesse o a vantaggio della società;
quali procedure e controlli erano presenti;
se il Modello 231 era stato adottato e concretamente attuato;
quale ruolo abbia svolto l’Organismo di Vigilanza;
quali vantaggi economici siano eventualmente derivati all’ente.
ATTENZIONE
L’esistenza di un Modello 231, quindi, non determina automaticamente l’esclusione della responsabilità. Occorre verificarne l’idoneità rispetto al rischio concreto e soprattutto la sua effettiva applicazione.
Reati tributari 231: prevenire il rischio significa proteggere anche l’impresa
I reati tributari 231 mostrano con particolare chiarezza come una condotta fiscale possa produrre conseguenze su più livelli. Alla responsabilità penale dell’amministratore può infatti affiancarsi quella dell’impresa, con sanzioni economiche, interdittive e conseguenze significative per l’attività aziendale.
Per questo il Modello 231 deve essere costruito partendo dai processi realmente presenti nell’impresa, individuando le aree fiscali più sensibili e predisponendo controlli coerenti con i rischi concretamente esistenti.
Il quadro normativo, inoltre, è destinato a cambiare ulteriormente: il nuovo Testo unico delle sanzioni tributarie amministrative e penali produrrà effetti dal 1° gennaio 2027. Anche l’aggiornamento normativo diventa quindi parte integrante di un sistema di prevenzione efficace.
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Domande frequenti
Quali sono i reati tributari 231?
Tra i principali rientrano dichiarazione fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. In specifiche frodi IVA transfrontaliere possono rilevare anche dichiarazione infedele, omessa dichiarazione e indebita compensazione.
Quali sono i reati tributari inseriti nel catalogo dei reati 231?
Il catalogo comprende i reati richiamati dall’art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001, tra cui quelli previsti dagli artt. 2, 3, 8, 10 e 11 del D.Lgs. 74/2000, oltre alle fattispecie previste dal comma 1-bis nei casi stabiliti dalla legge.
In quale articolo del D.Lgs. 231/2001 sono stati inseriti i reati tributari?
I reati tributari sono disciplinati dall’art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001, introdotto nel 2019 e successivamente ampliato.
Come si applicano i reati tributari al Modello 231?
Il Modello deve individuare le attività aziendali esposte al rischio fiscale e prevedere procedure, controlli, deleghe e flussi informativi adeguati a prevenire le condotte richiamate dall’art. 25-quinquiesdecies.
Quali sono le sanzioni previste dal D.Lgs. 231/2001 per i reati tributari?
Sono previste sanzioni pecuniarie fino a 500 quote, a seconda della fattispecie, oltre a possibili sanzioni interdittive. Se l’ente ha ottenuto un profitto di rilevante entità, la sanzione pecuniaria è aumentata di un terzo.





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