Truffa aggravata e Superbonus 110: responsabilità e rischi nella cessione dei crediti
- Avv. Giulio Cristofori

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 5 min
La truffa aggravata ai danni dello Stato (prevista dall'art. 640-bis del Codice Penale) è diventata oggi il rischio più grande per chi ha avuto a che fare con il Superbonus 110% e gli altri bonus edilizi. Molto spesso, il problema non riguarda solo chi ha architettato la frode (ad esempio finte imprese edili), ma colpisce duramente anche cittadini, aziende e banche che hanno semplicemente acquistato questi crediti in totale buona fede.
Se ti trovi coinvolto in un'indagine, se il tuo cassetto fiscale è stato bloccato o se hai acquistato crediti e temi per il futuro della tua azienda, questo articolo ti spiegherà in modo chiaro come funziona la legge.
Io sono l’Avv. Penalista Giulio Cristofori e oggi analizziamo perché chi compra un credito rischia, la differenza fondamentale tra un credito "falso" e uno "sbagliato" (secondo il recente D.Lgs. 87/2024) e perché la legge può bloccare i tuoi soldi anche se non hai commesso alcun reato.
Indice dei contenuti
Truffa aggravata e bonus edilizi: perché è un tema sempre più centrale
Il meccanismo dello sconto in fattura e della cessione del credito (introdotto dal Decreto Rilancio, D.L. 34/2020) ha permesso a molti di fare lavori in casa a costo zero. Purtroppo, la facilità con cui questi crediti venivano creati ha attirato anche molti disonesti: lavori mai eseguiti, fatture gonfiate, documenti falsi.
Di fronte a queste truffe, la Guardia di Finanza e le Procure hanno iniziato a indagare a tappeto. Il problema centrale è che l'indagine non si ferma a chi ha creato il credito fittizio. Come una macchia d'olio, l'inchiesta si allarga a tutti coloro che hanno comprato quel credito in un secondo momento, paralizzando la liquidità di imprese e persone che pensavano di aver fatto un investimento legittimo.
La natura derivativa del credito e i rischi per chi lo compra (il cessionario)
Per capire perché chi compra un credito rischia così tanto, bisogna comprendere una regola base della legge italiana: il credito d'imposta ha una "natura derivativa".
Cosa significa in parole semplici?
Che chi compra il credito eredita la sua storia. Se il credito è nato da un cantiere che non è mai esistito (quindi da un reato), quel credito nasce "malato" e resta malato in tutti i passaggi successivi. Acquistarlo regolarmente tramite la piattaforma dell'Agenzia delle Entrate non lo "ripulisce", per cui se l'origine è una truffa aggravata, il credito è considerato inesistente, con il rischio concreto che lo Stato ti impedisca di usarlo per pagare le tue tasse.
Responsabilità solidale
Un tempo si temeva che chiunque avesse in mano un credito falso dovesse risponderne penalmente e ripagare lo Stato. Fortunatamente, la legge è cambiata (grazie ai decreti DL 115/2022 e DL 11/2023) per tutelare chi ha agito onestamente.
Oggi, chi acquista il credito non risponde automaticamente degli errori o delle truffe degli altri. Si rischia una sanzione (e si viene coinvolti nel reato) solo in due casi:
Dolo: si era d'accordo con i truffatori o si sapeva perfettamente che i lavori erano finti;
Colpa grave: ad esempio, si acquistano milioni di euro di crediti da un'azienda nata il giorno prima, senza chiederle nemmeno un documento o una foto dei lavori.
Dolo, colpa grave e buona fede: cosa cambia
Vediamo adesso come valuta il Giudice il comportamento di chi ha comprato il credito:
Se c'è dolo → si viene accusati direttamente di truffa aggravata (o di riciclaggio di denaro sporco).
Se c'è colpa grave → l'Agenzia delle Entrate chiederà indietro i soldi (responsabilità solidale) perché si è stati incredibilmente imprudenti.
Se c'è buona fede (o "colpa lieve") → significa che si è stati ingannati da una truffa così ben fatta (con finti timbri, false perizie di ingegneri, ecc.) che chiunque ci sarebbe cascato. In questo caso, non si subiscono sanzioni penali o fiscali.
Credito inesistente e credito non spettante: differenze fondamentali
Questa è la distinzione più importante per chi si difende in tribunale o davanti al fisco (recentemente aggiornata dal D.Lgs. 87/2024 e dall'art. 10-quater del D.Lgs. 74/2000).
Parametro | Credito inesistente (Falso/Truffa) | Credito non spettante (Sbagliato) |
Cos'è | Un credito inventato di sana pianta. I lavori non sono mai stati fatti o le fatture sono completamente false | I lavori sono stati fatti davvero, ma ci sono errori burocratici, scadenze saltate o errori di calcolo |
C'è un reato grave? | Sì, c'è quasi sempre la truffa aggravata | No, di solito è solo un errore amministrativo o contabile (senza intenzione di rubare) |
Tempo per i controlli | L'Agenzia delle Entrate ha 8 anni di tempo per controllare e richiedere i soldi | L'Agenzia delle Entrate ha solo 5 anni di tempo |
Sanzioni | Dal 70% al 105% dell'importo | Sanzione del 25% dell'importo. |
Intervento Sezioni Unite del 2026 e truffa aggravata
Poniamoci questa domanda:
La truffa contro lo Stato si realizza quando l'impresa finta usa effettivamente il credito per non pagare le tasse, oppure prima?
La Corte di Cassazione (con le sentenze 28064/2024 e il fondamentale intervento delle Sezioni Unite del 2026) ha chiarito una volta per tutte questo aspetto:
= il reato si compie nell'esatto momento in cui il credito falso viene creato e appare sul sito dell'Agenzia delle Entrate (nel cosiddetto cassetto fiscale). Da quel momento, il danno allo Stato è fatto, perché quel credito finto può essere venduto in cambio di soldi veri.

Il problema del sequestro preventivo
Questo è il punto più doloroso e frustrante per chi compra crediti. Molte aziende si chiedono: "Se ho dimostrato di essere in buona fede e di aver comprato senza sapere della truffa, perché la Finanza mi ha bloccato i crediti?"
È il paradosso del sequestro preventivo. La legge dice che il credito falso è considerato "il profitto di un reato" (come se fosse denaro rubato in banca). Anche se tu sei innocente e hai comprato quel denaro senza sapere che fosse rubato, lo Stato deve comunque "congelarlo" per evitare che venga usato per non pagare le tasse (causando un danno alle casse pubbliche).
Quindi, la buona fede ti salva dal processo penale e dalle multe, ma purtroppo non impedisce sempre che i tuoi crediti vengano bloccati.
Documenti fondamentali per la tutela della propria responsabilità
Per dimostrare di essere in buona fede (ed evitare l'accusa di "colpa grave"), la legge (art. 121 comma 6-bis) elenca i documenti che chi compra deve assolutamente avere in archivio. Se li hai tutti, sei al riparo dalle accuse penali:
Visto di conformità fatto da un commercialista;
Perizie e asseverazioni firmate da ingegneri/geometri sui lavori fatti;
Contratti di appalto e le relative fatture;
Ricevute dei "bonifici parlanti";
Visura catastale dell'immobile in cui sono stati fatti i lavori;
I documenti sull'antiriciclaggio (chi è il cliente, da dove vengono i soldi).
Perché l’assistenza preventiva è fondamentale
Raccogliere, ordinare e verificare tutta la documentazione al momento dell'acquisto (o prima di ricevere una visita ispettiva) è l'unico modo per dimostrare senza ombra di dubbio di aver agito come un cittadino o un imprenditore onesto.
Un avvocato penalista che conosce le dinamiche d'impresa ti aiuta a creare una "scudo documentale" che certifichi la tua buona fede.
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